Tutti i mammiferi bevono latte. È proprio questa caratteristica a definire la classe dei mammiferi: il termine deriva dalla parola mammella. Anche la parola mamma richiama questa funzione fondamentale: colei che nutre. Il primo alimento che incontriamo al mondo è il latte. È una sostanza energetica, ricca, biologicamente progettata per sostenere la crescita e lo sviluppo nei primi mesi di vita. È il primo nutrimento, il primo legame con il mondo esterno, la prima fonte di energia dopo la nascita.

Negli ultimi anni, tuttavia, si è diffusa l’idea che il latte sia un alimento “innaturale” per l’uomo adulto. Secondo questa visione, il latte avrebbe senso solo durante l’allattamento e non dovrebbe essere consumato dopo lo svezzamento. È una posizione che circola molto sui social e in alcune correnti alimentari, ma che merita di essere analizzata con calma. Se ragionassimo in questi termini, dovremmo allora dire che molte altre cose che mangiamo non hanno senso dal punto di vista “naturale”. I cereali coltivati, macinati e trasformati in pane o pasta sono il risultato di migliaia di anni di agricoltura. Anche la cottura degli alimenti è una tecnologia umana relativamente recente nella storia evolutiva. Eppure nessuno sostiene seriamente che l’uomo non dovrebbe mangiare cibi cotti perché “non esistono in natura”. L’alimentazione umana è sempre stata il risultato di adattamenti culturali, agricoli e tecnologici. Il latte rientra pienamente in questa storia. Dopo il primo anno di vita, molti bambini possono iniziare a consumare latte vaccino. Dal punto di vista nutrizionale è un alimento molto denso: contiene proteine di alta qualità, grassi, calcio e numerosi micronutrienti. Il latte di mucca è generalmente più ricco di grassi e proteine rispetto al latte materno.
Ma cosa dice la ricerca scientifica moderna sul consumo di latte?Negli ultimi decenni sono stati pubblicati numerosi studi che hanno analizzato il rapporto tra latte, latticini e salute. Alcuni dei risultati più interessanti riguardano il rischio di tumore del colon-retto. Una grande meta-analisi ha trovato che un consumo più elevato di latte e latticini è associato a una riduzione del rischio di cancro colorettale. Una delle ipotesi è che il calcio presente nel latte possa legarsi ad alcune sostanze potenzialmente irritanti presenti nell’intestino, riducendo il loro effetto sulla mucosa intestinale. Anche altri componenti del latte, come alcune proteine e peptidi bioattivi, potrebbero avere un ruolo protettivo.

Il latte è stato studiato anche in relazione alle malattie cardiovascolari. Per molti anni si è pensato che i latticini, a causa dei grassi saturi, potessero aumentare il rischio cardiaco. Tuttavia le ricerche più recenti raccontano una storia più complessa. Una revisione sistematica ha analizzato decine di studi prospettici e ha trovato che il consumo di latte non è associato a un aumento della mortalità cardiovascolare e, in alcuni casi, può essere associato a una lieve riduzione del rischio. È importante ricordare che questi studi mostrano associazioni e non prove assolute di causa-effetto, ma nel complesso la letteratura scientifica moderna non supporta l’idea che il latte sia un alimento dannoso per la popolazione generale.
Negli ultimi anni, però, è emersa un’altra questione legata agli alimenti e alle bevande: quella delle microplastiche. Le bottiglie in plastica possono rilasciare nel tempo minuscole particelle di plastica, soprattutto se esposte al calore o conservate a lungo. Per questo motivo alcuni consumatori stanno riscoprendo un formato che sembrava appartenere al passato: il latte in bottiglia di vetro.

Il vetro ha alcuni vantaggi evidenti. Non rilascia microplastiche, può essere riciclato praticamente all’infinito e conserva molto bene le caratteristiche organolettiche degli alimenti. In diversi supermercati è ancora possibile trovare latte fresco venduto in bottiglia di vetro, una scelta interessante sia dal punto di vista ambientale sia da quello della qualità del contenitore. Un’altra possibilità, presente in molte regioni italiane, è quella dei distributori automatici di latte fresco installati direttamente presso aziende agricole. In questi punti vendita il latte viene munto quotidianamente e conservato refrigerato.
I consumatori possono portare la propria bottiglia e riempirla direttamente dal distributore, accorciando la filiera e riducendo l’uso di imballaggi. Questo latte, tuttavia, è latte crudo, cioè non pastorizzato. Ed è qui che bisogna fare attenzione. Il latte crudo può contenere batteri naturalmente presenti nell’ambiente agricolo o nell’animale. Tra questi possono esserci microrganismi potenzialmente patogeni come Salmonella, Listeria o alcuni ceppi di Escherichia coli. Per questo motivo le autorità sanitarie raccomandano sempre di bollire il latte crudo prima del consumo, soprattutto se viene bevuto da bambini, anziani o persone con difese immunitarie più fragili. La bollitura è una pratica semplice ma molto efficace per ridurre il rischio microbiologico e rendere il latte sicuro da bere.
Alla fine, come spesso accade in nutrizione, la realtà è più sfumata delle contrapposizioni che si trovano online. Il latte non è un alimento miracoloso, ma nemmeno il nemico che a volte viene descritto. È un alimento antico, ricco di nutrienti, che ha accompagnato la storia alimentare di molte popolazioni umane.
Consumarlo o meno è una scelta personale che può dipendere da preferenze, tolleranza individuale al lattosio o abitudini culturali. Ma quando si guarda alla letteratura scientifica nel suo complesso, il latte può tranquillamente far parte di un’alimentazione equilibrata. E forse vale la pena ricordare da dove tutto è iniziato: dal primo alimento che ogni mammifero riceve alla nascita.
Biblioggrafia
Barrubés L., Babio N., Becerra-Tomás N., et al.
Association Between Dairy Product Consumption and Colorectal Cancer Risk in Adults: A Systematic Review and Meta-Analysis of Epidemiologic Studies.
Advances in Nutrition, 2019.
Meta-analisi di 29 studi epidemiologici che mostra una riduzione significativa del rischio di tumore del colon associata a un maggiore consumo di latte e prodotti lattiero-caseari. Link PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31089733/
Chen Z., Ahmed M., Ha V., et al.
Dairy Product Consumption and Cardiovascular Health: A Systematic Review and Meta-analysis of Prospective Cohort Studies.
Advances in Nutrition, 2022.Analisi di 55 studi prospettici che mostra che un maggiore consumo di latticini è associato a un rischio leggermente inferiore di ipertensione, malattia coronarica e ictus. Link PubMed:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34550320/