Negli ultimi anni la dieta chetogenica è diventata estremamente popolare. Libri, social network e influencer la raccontano spesso come una sorta di scorciatoia per dimagrire rapidamente. Ma di cosa si tratta davvero, e perché funziona così bene in alcuni casi? La dieta chetogenica è un regime alimentare caratterizzato da una drastica riduzione dei carboidrati, accompagnata da un elevato apporto di grassi e da una quota proteica moderata. Pane, pasta, riso, patate, zuccheri e alcol vengono eliminati. L’introito di carboidrati scende a livelli molto bassi.

In queste condizioni l’organismo non riesce più a soddisfare il proprio fabbisogno energetico attraverso il glucosio. Le riserve di glicogeno si esauriscono rapidamente e il corpo è costretto ad attivare vie metaboliche alternative, passando dall’utilizzo degli zuccheri a quello dei grassi. Il fegato inizia così a produrre corpi chetonici, che diventano una fonte energetica per muscoli e cervello: è questo lo stato chiamato chetosi nutrizionale.Dal punto di vista fisiologico, la chetogenica è particolarmente efficace perché riduce i livelli di insulina, favorisce la lipolisi e costringe l’organismo a utilizzare direttamente il tessuto adiposo come carburante. È uno dei pochi regimi alimentari in cui il dimagrimento non dipende solo dalla riduzione calorica, ma anche da un vero e proprio cambio di assetto metabolico. Non a caso, in ambito clinico, ho potuto osservare come pazienti seguiti correttamente con dieta chetogenica raggiungessero perdite di peso paragonabili, e talvolta superiori, a quelle ottenute con i moderni agonisti del GLP-1.
Va però chiarito subito un punto fondamentale: non tutto il peso perso all’inizio è grasso. Nelle prime settimane, e spesso nel primo mese, una parte rilevante del calo ponderale è dovuta alla perdita di glicogeno e dei liquidi ad esso associati. Questo non invalida l’efficacia della dieta, ma significa che per ottenere una reale e stabile riduzione della massa grassa è necessario protrarre la chetogenica per più mesi, pur evitando di mantenerla troppo a lungo senza una strategia di uscita, perché sul lungo periodo può creare squilibri e problemi di sostenibilità. Un altro aspetto spesso sottovalutato è che la dieta chetogenica è difficile. Per entrare e rimanere in chetosi è necessario seguire lo schema in modo rigoroso: anche piccole “trasgressioni” possono interrompere lo stato chetogenico e ridurne l’efficacia. Proprio per questo esistono oggi due modalità principali di applicazione pratica della chetogenica. La prima è la chetogenica con alimenti tradizionali, in cui il paziente segue uno schema nutrizionale preciso e acquista autonomamente gli alimenti: carne, pesce, uova, formaggi, verdure a basso contenuto di carboidrati, oli e grassi selezionati. È l’approccio più “pulito” dal punto di vista nutrizionale, ma richiede tempo, organizzazione e una buona capacità di pianificazione dei pasti. La seconda modalità è la chetogenica con prodotti dedicati, in cui si utilizzano alimenti chetogenici già pronti (shake, barrette, piatti sostitutivi, preparati proteici).

Questa opzione è indubbiamente più semplice e più adatta a chi ha poco tempo o scarsa dimestichezza in cucina. Tuttavia, presenta un limite importante: inevitabilmente si fa largo uso di prodotti ultraprocessati, che possono risultare meno favorevoli sul piano della qualità nutrizionale e della relazione a lungo termine con il cibo.Un altro punto cruciale riguarda la sicurezza. La dieta chetogenica non può essere utilizzata in tutti i pazienti. È controindicata in modo assoluto nel diabete di tipo 1, dove aumenta il rischio di chetoacidosi, e non deve essere utilizzata in caso di insufficienza renale, gravi patologie epatiche o disturbi metabolici specifici. Anche nei soggetti apparentemente sani, prima di iniziarla è indispensabile valutare attentamente la situazione clinica.Proprio perché così potente dal punto di vista metabolico, la chetogenica non dovrebbe mai essere improvvisata. È necessario che il medico valuti gli esami del sangue, escluda controindicazioni, imposti un’adeguata integrazione di vitamine, minerali ed elettroliti e segua il paziente nel tempo. Senza questo controllo, il rischio di carenze nutrizionali, effetti collaterali e abbandono precoce della dieta aumenta in modo significativo.Personalmente, considero la dieta chetogenica uno strumento, non una soluzione universale.
È molto utile come primo approccio nei pazienti con obesità o con difficoltà a perdere peso, soprattutto quando è necessario ottenere un calo ponderale iniziale rapido e motivante. Una volta raggiunto un buon risultato, però, ritengo fondamentale transitare verso modelli alimentari più equilibrati e sostenibili, che permettano di mantenere il peso nel tempo senza rigidità eccessive. La scienza supporta questa visione: numerosi studi mostrano che la dieta chetogenica è efficace nel breve e medio termine, ma che la sostenibilità a lungo termine è limitata e dipende molto dal contesto clinico e dalla qualità del percorso nutrizionale impostato.
Dr Antonio Vivenzio
Medico specialista in scienze della alimentazione (dietologo)
Taranto (TA) Italia
Bibliografia