19 Jan
19Jan

Quando fa freddo, molte persone ricorrono a un bicchiere di vino caldo, a un liquore o al famoso vin brulé per “scaldarsi”. Questo comportamento è così radicato nella nostra cultura che spesso è accettato come normale, ma dietro c’è una fisiologia ben precisa, che va oltre il mito.

Uno degli effetti immediati dell’alcol è la vasodilatazione: cioè l’allargamento dei vasi sanguigni soprattutto cutanei. Quando i vasi si dilatano, più sangue caldo raggiunge la superficie della pelle, generando una sensazione soggettiva di calore. Tuttavia, questo non significa che la temperatura corporea centrale aumenti. In realtà, questa dilatazione favorisce la dispersione di calore nell’ambiente, e quindi può portare a una diminuzione complessiva del calore interno. 

Quando ci si trova esposti a temperature molto basse, il consumo di alcol può essere pericoloso.In condizioni estreme (come l’esposizione prolungata al freddo con alto livello di alcol nel sangue) il corpo può sviluppare ipotermia più rapidamente.Dal punto di vista energetico, l’alcol ha circa 7 kcal per grammo, che è più del carboidrato (4 kcal/g) ma meno dei grassi (9 kcal/g). Questo significa che fornisce energia all’organismo, ma non in forma utile come fonte di calore immediato, questa energia viene metabolizzata dal fegato e non può compensare la perdita di calore dovuta alla vasodilatazione o al freddo ambientale.L’immagine del San Bernardo che salva uno sciatore avvolto nella neve offrendo un sorso dalla fiaschetta è iconica, ma non ha base nella fisiologia umana: gli esperti concordano che nel freddo reale l’alcol non aiuta


Dr Antonio Vivenzio

Medico chirurgo 

specialista in scienze della alimentazione (dietologo)

medicina della longevità

Taranto Italia 


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