Nella medicina della longevità, il deregulated nutrient sensing rappresenta uno dei meccanismi centrali dell’invecchiamento. Comprendere questo processo significa afferrare una parte sostanziale, probabilmente una delle più rilevanti, della biologia che regola la durata e la qualità della nostra vita. Nel mio ultimo libro, Medicina della longevità, ho scelto di spiegare questo concetto attraverso una metafora semplice: la favola di Esopo della cicala e della formica.
Questa immagine narrativa descrive bene la dicotomia biologica che ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo e dei suoi antenati per milioni di anni. Nel corso della storia evolutiva, infatti, il nostro organismo si è adattato a oscillare tra due condizioni opposte. Da un lato esiste la fase dell’abbondanza, che potremmo definire la “fase della cicala”: periodi in cui il cibo è disponibile, le temperature sono favorevoli e l’organismo attiva programmi orientati alla crescita, alla riproduzione e all’accumulo di riserve energetiche. In questa fase prevalgono segnali cellulari anabolici, mediati soprattutto da vie metaboliche come mTOR e insulina/IGF-1, che promuovono la sintesi proteica e l’espansione cellulare, ma che tendono a ridurre i meccanismi di manutenzione e riparazione.
All’estremo opposto troviamo la “fase della formica”, caratterizzata da scarsità di nutrienti, digiuno, freddo o condizioni ambientali sfavorevoli. In queste situazioni l’organismo sospende i programmi di crescita e attiva strategie di sopravvivenza cellulare. Si potenziano così i processi di riparazione, tra cui l’autofagia, un sofisticato sistema di riciclo cellulare che permette di eliminare componenti danneggiate, migliorare l’efficienza metabolica e contribuire alla stabilità genomica. In parallelo si attivano vie metaboliche come AMPK e le sirtuine, strettamente associate alla resistenza allo stress e alla longevità. Per milioni di anni, la salute dell’organismo è dipesa dall’equilibrio dinamico tra queste due fasi.

Tuttavia, il mondo moderno ha profondamente alterato questa alternanza biologica. Oggi viviamo in un contesto di abbondanza calorica costante, temperatura controllata e riduzione degli stress ambientali. In termini metaforici, potremmo dire che viviamo in un’eterna estate, dominata dalla cicala. Questa condizione, se protratta nel tempo, può diventare svantaggiosa. L’assenza di periodi di restrizione energetica riduce l’attivazione dei programmi cellulari di manutenzione e riparazione, favorendo l’accumulo progressivo di danni molecolari che contribuiscono allo sviluppo di malattie croniche e all’invecchiamento. Per questo motivo, uno dei principi della medicina della longevità consiste nel reintrodurre, in modo controllato e scientificamente guidato, brevi “inverni metabolici” nella nostra vita, periodi di restrizione calorica, digiuno intermittente, attività fisica e stimoli ambientali che riattivano i programmi cellulari di resilienza.
In altre parole, dobbiamo ricordarci della formica. Il nostro organismo, infatti, non si è evoluto per lo stile di vita moderno. Sebbene il progresso abbia migliorato enormemente la sopravvivenza, ha anche creato condizioni che, nel lungo termine, possono entrare in conflitto con la nostra biologia evolutiva. Se questa metafora vi ha incuriosito, nel libro ne troverete molte altre. Il mio obiettivo è proprio quello di utilizzare narrazione e contaminazioni culturali per rendere accessibili concetti scientifici complessi, senza rinunciare al rigore della medicina basata sulle evidenze.
Bibliografia