28 Feb
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Per molto tempo, la medicina ha trattato l'invecchiamento come un fenomeno vago, quasi filosofico. Tuttavia, il vero punto di svolta scientifico è avvenuto quando i ricercatori hanno deciso di applicare alla longevità lo stesso rigore metodologico usato per studiare le malattie più complesse. La storia degli Hallmarks of aging nasce infatti da una felice intuizione, prendendo ispirazione dal successo degli "Hallmarks of Cancer". Proprio come gli oncologi avevano isolato i tratti distintivi che trasformano una cellula sana in una tumorale, i biologi molecolari hanno cercato di definire i denominatori comuni che portano al declino cellulare. Questo sforzo di classificazione ha trasformato l'invecchiamento da un destino oscuro a un processo decifrabile. Inizialmente, nel 2013, questa "mappa del tempo" si poggiava su nove pilastri fondamentali, che spaziano dall'instabilità del nostro DNA all'accorciamento dei telomeri. Recentemente, la mappa è stata aggiornata e i pilastri sono diventati dodici. Questa espansione è  la conferma che l'invecchiamento non è un evento isolato, bensì una fitta rete di interazioni dove ogni elemento influenza l'altro, rendendo necessario uno sguardo ancora più ampio e integrato. Ed è per questo che durante le mie visite ambulatoriali a Taranto integro sempre più spesso la medicina della longevità.

La nutrizione emerge non come un semplice contorno, ma come il fattore determinante capace di dialogare direttamente con questi meccanismi. Spesso pensiamo al cibo solo in termini di calorie o di estetica, ma la verità è che ogni boccone rappresenta un messaggio chimico che inviamo ai nostri Hallmarks. La dieta è l'interruttore principale capace di silenziare o attivare i processi di riparazione cellulare.Uno degli ambiti in cui il potere del cibo si manifesta con più forza è nel contrasto all'infiammazione cronica di basso grado, che gli scienziati chiamano significativamente inflammaging. 7

il microbiota intestinale, oggi riconosciuto come uno degli Hallmark più influenti. Questa incredibile comunità di microrganismi che vive dentro di noi è il vero custode della nostra vitalità. Un microbiota sano comunica con il cervello e il metabolismo, producendo molecole che rallentano l'invecchiamento sistemico. La nutrizione è l'unico modo che abbiamo per "coltivare" questo giardino interno: attraverso le fibre e i cibi fermentati, nutriamo i batteri alleati che, in cambio, proteggono la nostra integrità biologica anno dopo anno.

 Comprendere gli Hallmarks of aging ci toglie il ruolo di spettatori passivi e ci restituisce il controllo. La tavola diventa così il nostro laboratorio quotidiano di longevità, dove ogni scelta consapevole contribuisce a scrivere una storia di salute più lunga, solida e vibrante.


Bibliografia

López-Otín, C., Blasco, M. A., Partridge, L., Serrano, M., & Kroemer, G. (2023). Hallmarks of aging: An expanding universe. Cell, 186(2), 243–278

.López-Otín, C., Blasco, M. A., Partridge, L., Serrano, M., & Kroemer, G. (2013). The Hallmarks of Aging. Cell, 153(6), 1194–1217.

:Ghosh, T. S., et al. (2022). The gut microbiome as a modulator of healthy ageing. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, 19, 565–584

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