25 Feb
25Feb

In un celebre sketch, Maccio Capatonda diceva: «Esistono cose che non esistono». È una battuta comica, ma ogni volta che si parla di farmaci anti‑invecchiamento mi torna in mente. Perché oggi la situazione è proprio questa: la medicina della longevità è un campo affascinante, promettente, ricco di studi preliminari e di ipotesi solide, ma non esiste ancora un farmaco approvato con l’indicazione specifica di rallentare l’invecchiamento o aumentare la durata della vita negli esseri umani. 

Nel mio libro La medicina della longevità ho citato diversi studi su animali e su piccoli trial clinici che mostrano risultati promettenti. Tra le molecole più discusse ce ne sono due in particolare: la metformina e la rapamicina. 

Sono farmaci già utilizzati per altre indicazioni cliniche che, in modelli animali e in studi preliminari, hanno mostrato effetti positivi su alcuni marcatori dell’invecchiamento e, in alcuni casi, sulla aspettativa di vita. Negli ultimi giorni è diventata virale una notizia riguardante Bryan Johnson, imprenditore della Silicon Valley noto per il progetto Blueprint e per i suoi esperimenti su se stesso, nel campo della longevità. Johnson ha raccontato di aver dovuto interrompere l’assunzione di rapamicina dopo circa cinque anni di utilizzo intermittente, a causa di alterazioni negli esami di laboratorio e di alcuni effetti collaterali, tra cui modifiche del profilo lipidico e aumento della frequenza cardiaca a riposo. In un organismo allenato ed efficiente, sappiamo che una frequenza cardiaca più bassa tende a essere un segno di buona salute cardiovascolare; un aumento inatteso, quindi, merita attenzione.

 Parlando con un collega internista, è emersa un’osservazione interessante: tra le due molecole, la rapamicina è probabilmente quella biologicamente più potente, ma sarà estremamente difficile trovare il dosaggio corretto. Ed è un punto fondamentale.             La rapamicina è un immunosoppressore usato da decenni per prevenire il rigetto nei trapianti. Agisce inibendo la via mTOR, un sistema centrale nella regolazione della crescita cellulare, del metabolismo e dell’invecchiamento. Nei topi, l’inibizione di mTOR prolunga la vita in modo efficace, anche quando iniziata in età avanzata. Ma negli esseri umani la situazione è molto diversa: il dosaggio ottimale è sconosciuto, lo schema intermittente non è standardizzato, e il beneficio reale sulla longevità non è stato dimostrato.

Inoltre, mTOR non è «il male». È un meccanismo fisiologico fondamentale per la sintesi proteica, la funzione immunitaria, la riparazione dei tessuti e il mantenimento della massa muscolare. Il problema non è la sua esistenza, ma il suo squilibrio, come accade negli stili di vita sedentari e nelle diete ipercaloriche croniche. Un’inibizione eccessiva o prolungata può avere conseguenze importanti: infezioni, dislipidemie, alterazioni metaboliche, ritardo nella cicatrizzazione. Con la rapamicina, insomma, stiamo ancora navigando a vista. La teoria biologica è affascinante, ma la distanza tra teoria e terapia clinica è enorme. La metformina, al contrario, è una molecola molto più «prudente». Non agisce direttamente su mTOR, ma indirettamente attraverso l’attivazione di AMPK e la modulazione del metabolismo insulinico. È utilizzata da oltre sessant’anni nel diabete di tipo 2, con un profilo di sicurezza ben conosciuto e una letteratura scientifica vastissima. Alcuni studi epidemiologici suggeriscono che i diabetici trattati con metformina abbiano una mortalità inferiore rispetto a quelli trattati con altri farmaci, e in alcuni casi persino rispetto a soggetti non diabetici. Ma anche qui, attenzione: non esiste una dimostrazione definitiva che la metformina aumenti la longevità negli esseri umani sani.Questo è il punto che non dobbiamo dimenticare. 

Non esiste oggi una molecola dimostratasi efficace nel prolungare la vita umana in modo sicuro e riproducibile. Non ancora.La medicina della longevità non è una pillola miracolosa, ma un insieme di interventi: alimentazione equilibrata, attività fisica, sonno adeguato, relazioni sociali, gestione dello stress, prevenzione medica. I farmaci potranno forse un giorno affiancare questi strumenti, ma per ora restano un territorio di ricerca, non di prescrizione routinaria. Forse un giorno avremo davvero una terapia capace di rallentare l’invecchiamento. Quando accadrà, non sarà frutto di un singolo entusiasmo, ma di anni di studi controllati, di dati solidi e di clinica. 

Fino ad allora, ricordiamoci la battuta di Maccio Capatonda: esistono cose che non esistono. I farmaci anti‑invecchiamento, oggi, appartengono ancora a questa categoria.


Dr Antonio Vivenzio

Medico specialista in scienze della alimentazione

Taranto TA


Bibliografia:

Harrison DE et al. Rapamycin fed late in life extends lifespan in genetically heterogeneous mice
Nature, 2009
https://www.nature.com/articles/nature08221

Saxton RA & Sabatini DM. mTOR Signaling in Growth, Metabolism, and Disease
Cell, 2017
https://www.cell.com/fulltext/S0092-8674(17)30159-2

Kennedy BK & Lamming DW. The Mechanistic Target of Rapamycin: The Grand ConducTOR of Metabolism and Aging
Cell Metabolism, 2016
https://www.cell.com/cell-metabolism/fulltext/S1550-4131(16)30017-7

Barzilai N et al. Targeting aging with metformin (TAME)
Aging Cell, 2016
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/acel.12489


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